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giovedì 9 agosto 2018

La Storia Di Alex Ferguson: Litigi, Mind Games, Fergie Time, Ferguson's Formula e Citazioni

Alex Ferguson è diventato Sir, laddove anni di guerre hanno fallito, riuscendo ad unire Scozia e Inghilterra da sempre divise nello sport (non solo Calcio) e rappresentando al meglio lo spirito di appartenenza ad un qualcosa di molto più grande dei semplici confini, esaltando il sentirsi britannico.
Proveniente da una famiglia operaia, il piccolo Alex nacque nel sobborgo di Govan (zona molto povera), a Glasgow, con quel sogno nel cassetto di diventare calciatore professionista.
Non gli piaceva la scuola, ma riuscì a diplomarsi durante gli anni al Saint Johnstone, prima di firmare per il Dumferline.
Nel frattempo, continuò a lavorare in fabbrica.
Fu un discreto attaccante e l'esplosione della sua carriera avvenne con i Rangers Glasgow, per poi chiudere la carriera con il Falkirk e l'Ayr United.
Nel mentre si compra anche un pub: il Fergi's
171 gol in 317 partite totali e due Scottish Premier League, all'epoca chiamata Scottish First Division, tra il 1957 e il 1974, anno del suo ritiro.
A 34 anni niente più botte agli avversari, niente più litigi in campo.
Il ritorno a Govan, il pub, dove si servivano birre in attesa di buttarsi nella mischia per interrompere una rissa.
Una volta da solo non ci riuscì: chiamò la polizia per fermare un tipaccio che aveva tirato fuori una pistola e minacciava di riempire di pallottole chiunque si rifiutasse di versargli un’altra pinta.
Fu la fine di Fergie’s, l’inizio di una nuova vita.


CARRIERA IN SCOZIA E I SUCCESSI EUROPEI CON L'ABERDEEN
La vera storia di Ferguson inizia proprio nel momento della fine.
Nel luglio 1974 diventò allenatore dell'East Stringshire, ma non era ancora pronto per dare vita alla leggenda del suo mito. Si dimise dopo 22 partite, firmando con il St.Mirren e vincendo il campionato di seconda divisione del 1977.
Nel 1978 finalmente Ferguson ha la possibilità di dimostrare il suo valore con una squadra storica e prestigiosa del calcio scozzese, l'Aberdeen.
Inizia così a scrivere pagine impensabili del calcio, perché il suo ciclo, che si concluderà nel 1986 con le dimissioni, è il più vincente del club.
Vinse 3 campionati, 4 Coppe di Scozia, una Coppa di Lega scozzese, ma soprattutto la Coppa delle Coppe del 1982 e la Supercoppa Uefa nel 1983.
Considerando che stava guidando l'Aberdeen (che nella sua storia aveva vinto, sin lì, solo un campionato...quello del 1955) e non le due di Glasgow (Rangers e Celtic che storicamente dominano in Scozia), be' parve subito evidente che potesse diventare tra i più grandi manager di tutti i tempi.
I metodi per il successo furono: terrore, intimidazione, inseguimento dei giocatori ribelli per i locali di Aberdeen, le ronde notturne, le urla in spogliatoio. Tutto ciò lo fecero subito diventare noto con il soprannome di Furious Fergie.
Ad Aberdeen crea la mentalità dell’assedio. I giornali elogiano solo le due squadre di Glasgow? Bene, noi ad Aberdeen li accoglieremo con le forche. Pittodrie diventa una fortezza inespugnabile.
Le trasferte, invece, spedizioni punitive: soldati in territorio nemico che vendono cara la pelle.
Terminata l'esperienza all'Aberdeen, in seguito arrivò anche la chiamata della Scottish Football Association, conosciuta anche più semplicemente come SFA, che gli affidò la panchina della Scozia proprio nel suo ultimo anno come tecnico dell'Aberdeen.
Ferguson vincerà solo 3 partite su 10, compresa il deludente Mondiale in Messico.


CARRIERA IN INGHILTERRA CON IL MANCHESTER UTD
Conclusa la sua storia in patria, Ferguson si trasferisce in Inghilterra, che poi diventerà la sua nuova casa.
A puntare su di lui fu il Manchester United, che veniva da anni di transizione dopo il ritiro di George Best, di Bobby Charlton, di Denis Law (tutti palloni d'oro) ed ancora prima l'era sfortunata dei Busby Babes.
Ci metterà tre anni e mezzo per vincere il suo primo trofeo con i Red Devils, ma mai altra decisione di aspettare Ferguson è stata una scelta così decisiva nella storia del Calcio.
Siederà su quella panchina per ben 27 anni.
Il resto è storia, è leggenda, perché da quel 1986 al 2013, anno del suo ritiro, Ferguson vincerà tutto e più volte con il Manchester United, riuscendo nella capacità di rivoluzionare la squadra adattando le sue idee di gioco all'evoluzione del calcio, passando dalla Class Of '92 di David Beckham, Ryan Giggs, Paul Scholes, dei fratelli Neville, Nicky Butt, alla generazione dei nuovi fenomeni del Calcio mondiale, da Yorke a Cole passando per Sheringham, poi Wayne Rooney e Cristiano Ronaldo, senza dimenticare ovviamente leggende del calibro di Eric Cantona, Mark Hughes, Ruud Van Nistelrooy e Peter Schmeichel.
Il primo campionato inglese arriverà nel 1992 (il Manchester Utd non lo vinceva dal 1966 ed aveva conosciuto, nel mentre, anche l'onda della retrocessione in seconda serie).
In tutto si conteranno 13 campionati inglesi tra First Division e Premier League, 5 FA Cup, 4 Coppe di Lega inglese, 10 Community Shield, oltre ai trofei internazionale, quali la Coppa delle Coppe del 1991, la Supercoppa Uefa del 1991 e, ancora, l'incredibile Coppa dei Campioni del 1999 nel famoso anno del Treble, con tanto di rimonta nei minuti di recupero contro il Bayern Monaco, la Champions League del 2008 nel derby inglese contro il Chelsea, grazie ai calci di rigore, la Coppa Intercontinentale del 1999 e il Mondiale per Club del 2008.
In totale 1500 panchine con 895 vittorie, 338 pareggi e appena 267 sconfitte totali.
Ma, soprattutto, tantissimi premi individuali, quali 10 volte Allenatore dell'anno in Inghilterra, 3 volte Allenatore dell'anno League Managers Association, Allenatore del decennio 1990 della League Managers Association, 2 volte Allenatore dell'anno IFFHS, 3 volte Onze d'or al miglior allenatore europeo dell'anno, Miglior Allenatore del Mondo del XXI secolo IFFHS nel 2012 e, ovviamente, il Premio alla carriera Presidential Award del 2011.
Ferguson cambiò il concetto stesso di gestione di un club e l'essenza stessa dell'essere allenatore.
Non più un semplice tecnico, una guida tecnica.
Ma un manager, colui che deve guidare la squadra da tutti i punti di vista, anche sulla gestione delle risorse economiche, scegliendo i giocatori da acquistare, quelli da cedere.
Oltre agli aspetti tecnici, ovviamente, una vera e propria guida spirituale, psicologica e morale di una squadra.

"La pensione è per i giovani, non per i vecchi. I giovani possono trovare nuovi interessi. Quando sei vecchio e sei stato nel giro per il tempo che ci sono stato io, se dovessi scendere, dove pensa me ne potrei andare? Sotto terra. Mi creda. La pensione è per i giovani. Se invecchi, non ci andare in pensione"

Il fascino e l’autorevolezza acquisita da sir Alex Ferguson sono fuori discussione.
Non è un caso che sia stato chiamato anche ad Harvard per tenere corsi di management.
E non è un caso che anche i pezzi della politica lo abbiano più volte interpellato chiedendogli consigli.
Nel 1997 incontrò Tony Blair a Manchester.
Una cena nel corso della quale il leader laburista gli chiese suggerimenti. Gli rispose: "Se tieni il tuo governo chiuso in una stanza e sbarri la porta non hai problemi. Il guaio è che ogni membro del governo vola per i fatti suoi, ha i suoi contatti giornalistici, i suoi alleati a cena. Controllare i ministri è la parte più difficile".
Sir Alex lo spogliatoio con i campioni lo ha sempre addomesticato così: "Non tanto esercitando il potere in modo asfissiante quanto piuttosto tenendo il controllo della truppa con autorevolezza, elasticità, serietà, stabilendo regole di comportamento uguali per tutti e affidandomi a collaboratori leali e bravi".
Difficilmente lo dimenticheranno dalle parti dell'Old Trafford, quel Teatro dei Sogni dove è stato capace di trasformare i sogni del Manchester United, dei tifosi dei Red Devils, dell'Inghilterra, della Scozia e del Regno Unito, in realtà.
Sir Alex Ferguson è il più grande manager di tutti i tempi e se questo è un qualcosa di soggettivo, sicuramente è il più vincente allenatore della storia del Calcio (nessuno può vantare in bacheca 48 trofei, in realtà 49 se si considera il titolo di seconda serie vinto con il St.Mirren!).


PALMARES (ABERDEEN E MANCHESTER UTD)
Campionati scozzesi: 3
Coppa di Scozia: 4
Coppa di Lega scozzese: 1
Campionati inglese: 13
Coppa d’Inghilterra: 5
Coppa di Lega inglese: 4
Charity Shield/Community Shield: 10
Champions League: 2 (Manchester Utd)
Coppa delle Coppe: 2 (Aberdeen & Manchester Utd)
Supercoppa UEFA: 2 (Aberdeen & Manchester Utd)
Coppa Intercontinentale: 1 (Manchester Utd)
Coppa del Mondo per club: 1 (Manchester Utd)


GIOCHI PSICOLOGICI (MIND GAMES)
Da buon oratore, Ferguson non ha mai fatto mistero di usare mind games per irritare gli avversari.
Fu uno dei pochi uomini di calcio inglese che quando perde "è colpa dell’arbitro".
E’ l’unico che, dopo aver gridato con tutto il fiato che ha in corpo sul viso dei giocatori dopo una sconfitta, poi cerca di convincerli: "Ehi, quello ti ha fatto il fallo, l’arbitro non l’ha visto, brutto figlio di puttana".
"Gli italiani sono cascatori", "i francesi sbruffoni", "Wenger senza quella squadra non vincerebbe neppure il torneo del condominio", "Mourinho? Con i soldi di Abramovich sono bravi tutti", "A Londra non ci sarei mai potuto stare, è una città per fighetti".
Usò questo termine costantemente quando ha voluto denigrare Beckham: "Un fighetto non può giocare a Calcio, andasse piuttosto a fare il buffone su qualche passerella"
Ferguson ha sempre avuto bisogno di un manager rivale o di una squadra rivale.
Ha sempre usato la rivalità per caricare i suoi giocatori. Negli anni una squadra che i giocatori dello United sono stati sempre spinti ad odiare è stato il Liverpool (va be' in realtà si tratta di una rivalità storica che travalica anche il Calcio). Anche quando il Liverpool era come classifica e come talento lontano dallo United, Ferguson usava la rivalità per tenere in tiro i suoi.
Disse subito, nel 1986, il nostro obiettivo è "buttare il Liverpool giù dal suo piedistallo" e così fu.
Poi nel tempo ci sono state altre squadre che hanno occupato il posto di rivale di turno, come Blackburn, Arsenal, Newcastle, Chelsea, Manchester City.
Ed i manager ad esse collegati: Dalglish (ex grande del Liverpool tra l'altro), Wenger, Keegan, Mourinho, Mancini.
Con alcuni la rivalità è stata molto virulenta, con altri più estemporanea.
Benitez e Wenger sono certamente tra i più detestati.
Con Mourinho invece c'è stato un rapporto di amore/odio con i due che spesso hanno condiviso (con piacere) bottiglie di vino.
Ad esempio nelle ultime giornate della Premier 1995/96, il Manchester Utd e il Newcastle si stavano giocando il titolo. Alla terz'ultima giornata dopo aver visto la sua squadra battere con difficoltà il Leeds per 1-0, Alex Ferguson chiese ad alta voce se la squadra di Howard Wilkinson si sarebbe impegnata duramente contro il Newcastle nella loro prossima partita.
Ferguson aveva buone ragioni per essere preoccupato.
Lo United aveva già perso a Southampton e quella partita con i rivali del Leeds (demotivati a metà-classifica) fu tutt'altro che brillante, malgrado avessero giocato in 10 uomini per 73 minuti e con il difensore Lucas Radebe in porta dopo che il portiere Mark Beeney era stato espulso.
Lo United era "confuso e anonimo" riferì David Lacey del Guardian.
Carlton Palmer fu eletto il migliore in campo, fu Roy Keane a trascinare i suoi uomini ad una sofferta vittoria.
Dopo la partita, Ferguson fece incazzare Keegan del Newcastle con dei mind games: "Non capisco i giocatori del Leeds. Sono assolutamente d'accordo con il loro manager, non meritano questa posizione, se avessero giocato così per tutta la stagione sarebbero stati vicino alla vetta ma forse è dipeso che giocavano contro il Manchester United. E' patetico ciò. Penso che possiamo accettare qualsiasi club che arrivi qui e c'impegni al massimo, basta però che lo faccia ogni settimana".
Quella intervista, e gli eventi successivi, hanno efficacemente siglato lo status di Ferguson come il re dei giochi mentali del calcio.
Il Newcastle vincerà comunque 0-1 la partita contro il Leeds ma pareggerà le ultime due, consegnando il titolo ai Red Devils (che batteranno 5-0 il Nottingham e 0-3 il Middlesbrough, chiudendo sul +4).
In realtà l'anno precedente (1994/95) a Ferguson non era andata altrettanto bene.
A giocarsi il titolo c'erano il Manchester Utd e il Blackburn di Kenny Dalglish, Ferguson disse "Blackburn dovrà finire come Devon Loch per darci qualche possibilità".
Cioè Ferguson aveva rievocato nella mente dei giocatori del Blackburn il cavallo della Regina Madre che cadeva nella gara di Aintree perchè a suo dire il Blackburn aveva già vinto il titolo (parlò della famosa "bottle" che fece poi infuriare Kenny Dalglish).
Il vantaggio del Blackburn in classifica era molto ampio, effettivamente dopo le dichiarazioni di Ferguson, i Rovers persero 3 delle ultime 5 partite (lo United ne vinse 3 e 2 pareggi) ma comunque non bastò: il titolo andrà comunque ai Rovers per 1 punto.
Ad esser decisiva la vittoria del Blackburn proprio contro il Newcastle: un soffertissimo 1-0 con il Newcastle che dominò in lungo e largo.
Tim Flowers fece cinque salvataggi superlativi.
Anche Arsène Wenger fu spesso duramente attaccato, come ad esempi dopo una sconfitta casalinga per 3-2 contro il Derby nell'aprile del 1997: "Wenger viene dal Giappone, non sa nulla del calcio inglese è in un grande club, beh, gli hanno fatto credere di essere in un grande club, l'Arsenal... dovrebbe tenere la bocca chiusa, fermamente chiusa" questa dichiarazione sembrava soprattutto progettata per deviare l'attenzione da una prestazione scadente della sua squadra.
Si ricordi anche quando Fergie tentò seriamente di sollevare un vespaio, prima del quarto di finale di Champions League del 2003 con il Real Madrid, accusando la UEFA di aver svolto un "bel sorteggio".
Anche nel 2008/09 Ferguson provò ad irritare il Liverpool di Benitez (che però rispose pan per focaccia).
I Reds erano in piena corsa per il titolo, in testa alla classifica con 3 punti di vantaggio sul Chelsea e 7 sullo United che doveva però recuperare 2 partite; Ferguson qualche giorno prima si era lamentato del calendario troppo fitto e del trattamento riservato ai Red Devils.
Benitez: "Sono sorpreso da quanto è stato detto, forse allo United sono nervosi perché siamo in testa alla classifica. Ma io non voglio utilizzare mind-games, voglio parlare dei fatti. Tutti gli allenatori devono sapere che solo il signor Ferguson può parlare di calendari, può parlare di arbitri e non succede nulla. Sappiamo quello che succede ogni volta che andiamo ad Old Trafford. Loro vanno sempre dall’arbitro, specialmente a fine primo tempo camminano vicino e parlano. Ogni settimana mettono pressione agli arbitri, lo sappiamo. Abbiamo visto nostri giocatori espulsi ad Old Trafford, ma non i nostri avversari.
Abbiamo avuto un incontro a Manchester tra allenatori e la FA per la “Respect Campaign” e sono stato molto chiaro: dimenticate la campagna perché il signor Ferguson sta uccidendo gli arbitri, uccidendo il signor (Martin) Atkinson, uccidendo il signor (Keith) Hackett. Noi stiamo parlando di fatti, non di mie impressioni. Ci sono cose che tutti possono vedere ogni settimana. Non sto dicendo alle autorità cosa fare, ma io sono qui da cinque anni e so come vanno le cose. Se vuole parlare di calendari, su un piano di parità, se non vogliamo avere più problemi con i calendari ci sono due opzioni: o fare come in Spagna, il sorteggio per la prima parte del campionato è noto, tutti sanno quali partite giocheranno nel weekend e nella seconda parte s’invertono i campi. O c’è un’altra opzione. Che il signor Ferguson organizza il calendario nel suo ufficio e lo invia a noi e tutti sapranno e non può lamentarsi. È semplice".

Ferguson: "Il giorno in cui elencò quella famosa lista di “fatti” che avrebbero testimoniato la mia influenza sugli arbitri, qualcuno ci aveva detto che il Liverpool aveva organizzato le cose in modo che venisse posta a Benitez una particolare domanda che gli avrebbe dato modo di attaccarmi su quel tema. Niente di particolarmente insolito, anche a me era successo di farlo. Il nostro ufficio stampa mi avvertì: “Pensiamo che Benitez ti attaccherà direttamente, oggi”. “A proposito di cosa?” Non lo sappiamo, ma abbiamo ricevuto una soffiata”. Fatti. Ma i fatti erano tutti sbagliati. I media speravano che iniziasse una guerra e che io avrei contrattaccato. In pratica dissi che Rafa era amareggiato per qualcosa, ma non sapevo spiegare cosa fosse. Era il mio modo per dirgli sei stato sciocco, non devi mai farne una faccenda personale. Fu la prima volta che ricorse a strategie del genere ed ogni attacco successivo ebbe questi toni di risentimento".

Sempre nel 2009 si ricordi il mind game contro Mourinho (ai tempi allenatore dell'Inter).
Erano gli ottavi di finale di Champions League e l'andata era finita 0-0.
Ferguson: "Giocheranno per lo 0-0 e per andare ai rigori. Proveranno a soffocare il gioco per 120 minuti. E' nella mentalità italiana, argentina e di qualche altra nazione straniera".
Poi il Manchester Utd vincerà 2-0 con reti di Vidic e C.Ronaldo.


FERGIE'S TIME
"Fergie’s time", è un'ipotetica porzione extra di recupero data al Manchester United quando stava perdendo.
"Se esiste significa che gli arbitri non fanno correttamente il loro lavoro, in quanto calcolano male il tempo di recupero. È opinione diffusa che gli arbitri aggiungano 30 secondi per ogni gol, sostituzione o altre interruzioni"
L’ex arbitro Graham Poll dice che non esiste, è un mito popolare alimentato da squadre invidiose del successo dello United ma, riflettendoci, "penso che sarebbe troppo facile dire che è solo spazzatura. Quando tu rifletti e pensi cosa succede, ti rendi conto della pressione dell’Old Trafford o dell’Emirates o di Stamford Bridge. La pressione è implicita ed ha un effetto, anche se inconsciamente".

Ferguson: "durante le partite punto il dito all’orologio non per spronare la mia squadra, ma per innervosire l’avversario. Se dovessi riassumere che cosa significa essere l’allenatore del Manchester United, direi che bisogna guardare agli ultimi quindici minuti: a volte è abbastanza misterioso, sembra che la palla venga risucchiata a rete. Spesso i giocatori sembravano sapere che sarebbe successo, che avrebbero segnato; non succedeva sempre, ma la squadra non smetteva mai di crederci"

Questo mito nacque nella stagione 1992/93 quando al 90esimo Manchester United e Sheffield Wednesday erano sul punteggio di 1 a 1.
Furono concessi ben 7 minuti di recupero durante i quali Steve Bruce segnò il 2 a 1 per lo United.
Da allora ogni volta che allo United è stato dato un po’ di recupero, i tifosi avversari si lamentavano.
Altri casi? Cantona in finale di FA Cup 1995/96, Giggs in semifinale della stessa competizione nel 1999.
Cantona ancora, Yorke, Ferdinand, Cole, Van Nistelrooy, Owen e tanti, tantissimi altri casi ancora. Quegli ultimi minuti, devastanti per gli avversari dello United.
Lo sapevano tutti, in fondo.
Anche il telecronista di quel 26 maggio 1999, quando al 90esimo predisse: "il Manchester United segna sempre nei minuti finali".
Nella finale di Champions 1999, il Bayern Monaco va in vantaggio al quinto minuto con una punizione di Basler. Sfiora il raddoppio più volte. Ma niente da fare.
I bavaresi incocciano addirittura su un palo e su una traversa, ma si resta sull’1-0 per tutta la partita.
Si procede così fino al 91esimo, quando il Manchester si affaccia nella area di Kahn e ottiene un calcio d’angolo.
Respinto, palla sul destro di Giggs. La impatta bene, la prolunga, passa fra le gambe dei bavaresi in grigio e Sheringham la corregge in rete.
Il Bayern è stato sopra 86 minuti, ma al 91esimo è tutto da rifare.
Si andrà ai supplementari, verosimilmente. Mancano solo due minuti.
Ma lo United ci crede ed ottiene un nuovo calcio d’angolo.
Va a batterlo di nuovo Beckham.
Sheringham la prolunga di testa e l’indisturbato Solskjaer la deposita in rete.
In due minuti e mezzo ribaltarono la finale.
Poi è un tripudio di gioia: il portiere Schmeichel fa le capriole nella sua area di rigore.
Dall’altra parte i tedeschi sono a terra, stremati, distrutti.
Un'altra rete famosa nel Fergie's Time fu quella di Solskjaer nel 1999 quando a 10 minuti dalla fine lo United era sotto contro il Liverpool (FA Cup) e poi riuscì a vincere 2-1 o quella di Owen nel 2009/10 che decise in favore dello United il derby di Manchester 4-3 al 96esimo.
Si può citare anche la rete di Macheda che mantenne vive le speranze di titolo dello United che quel giorno vincerà nel recupero 3-2 contro l'Aston Villa o la rete di Scholes che nel 2009/10 decise il derby di Manchester al 93esimo.
L’ex allenatore dello United ha spesso vinto le partite negli ultimi 15 minuti e da bordo campo, gesticolando vistosamente, indicava l’orologio.
Intervistato a questo proposito da BT Sport ha dichiarato: "È vero, ma non ho mai guardato l’orologio. Onestamente non so quanti minuti mancassero ogni volta, lo facevo per irritare gli avversari e l’arbitro. Era un piccolo trucco. Succedeva spesso all’Old Trafford negli ultimi 10/15 minuti, quando c’erano 65 mila persone".
Le statistiche Opta sembrano confermare il "Fergie’s time": analizzando ad esempio le stagioni dal 2010 al 2012, si nota che quando il Manchester stava perdendo aveva una media di quattro minuti e 37 secondi di recupero rispetto a tre minuti e 18 secondi quando stava vincendo.
Durante il recupero Alex Ferguson ha vinto quindi una Champions League, ma ha anche perso una Premier con i tifosi del Manchester City che cantavano “We won the league/on Fergie Time/We won the eague/on Fergie Time”.


IL LITIGIO CON DAVID BECKHAM
Nella lista nera, al primo posto, tra i giocatori più odiati (con il tempo) David Beckham.
"Da che ha conosciuto Victoria il suo mondo è diventato Hollywood"
Grande talento ma, a dispetto dell’immagine che si è creato, indisciplinato e presuntuoso.
Un bravo ragazzo ossessionato dall’idea del successo.
"L’unico giocatore, mai conosciuto, totalmente impassibile di fronte agli errori che commetteva" Poteva essere il peggiore in campo ma guai a sottolinearlo. Negava. Supponente fino al punto di mandare sir Alex su tutte le furie. Dopo una partita persa dal Manchester con l’Arsenal, Ferguson lo richiamò nello spogliatoio: "Il primo gol è colpa tua". Beckham si offese.
Finì che Alex Ferguson diede il calcio ad una scarpa che finì dritta su Beckham, rissa sfiorata.
"Dovete scusarmi, anche tu David, non l’ho fatto apposta, non volevo colpirti. E’ stato uno scatto d’ira: sapete dove sono nato io c’è sempre stata violenza: una volta degli avversari, a cui avevo fatto dei falli in campo, mi hanno seguito fino al pub per riempirmi di botte; un’altra volta sono stato gonfiato per aver difeso un ragazzo che aveva la poliomielite e veniva insultato: era mio cugino"
Da lì comunque i rapporti si raffreddarono di molto e David andò al Real Madrid.


IL LITIGIO CON ROY KEANE
Fu una lite con Alex Ferguson e il suo vice Carlos Queiroz a spingere Roy Keane ad abbandonare da Old Trafford. 
Durante la preparazione pre-campionato in Portogallo, Keane aveva avuto un battibecco con Queiroz, che "usò la parola ‘lealtà’ con me. Gli risposi: ‘non parlare con me di lealtà, Carlos. Hai lasciato questo club dopo 12 mesi, qualche anno fa, per andare al Real Madrid. Non mettere in discussione la mia lealtà. Ho avuto l’opportunità di andare alla Juve e al Bayern Monaco".
La lite proseguì in allenamento e a quel punto intervenne Ferguson: "Questo è troppo, ne ho abbastanza di tutto questo".
Ma la replica di Keane fu altrettanto dura: "Tu sei il capo e dovresti fare di più, abbiamo bisogno che tu faccia di più, stiamo scivolando dietro le altre squadre".
E a quel punto la rottura divenne insanabile, con Ferguson che gli diede il benservito: "Stiamo strappando il tuo contratto". 
L’ex centrocampista oggi ammette di essere pentito di non aver cercato di fare pace per quanto "non avevo niente per cui scusarmi".


GIOCATORI MESSI ALLA PORTA
Ferguson non ha mai avuto problemi nel cacciare giocatori nel caso di cali netti di prestazioni, scarso impegno o comportamenti dannosi per la squadra (dentro e fuori dal campo), quando legge o ascolta dichiarazioni che mettono in dubbio l’unità del club, la direzione in cui si sta andando o la reputazione dei compagni e soprattutto quando non lo ubbidiscono.
Oltre ai già citati Beckham e Keane, si possono menzionare: Ruud van Nistelrooy, Norman Whiteside, Jaap Stam, Gordon Strachan, Paul McGrath, Paul Ince, Dwight Yorke e Gabriel Heinze.


IL RACCONTO DI PAUL INCE
Paul Ince: "Sir Alex è stato un elemento importantissimo della mia vita per così tanto tempo" racconta il giocatore dello United dal 1989 al 1995.
"Quando sono arrivato al Manchester ero ancora molto giovane e Fergie ha rappresentato una figura paterna per me. La vita mi ha riservato tante cose belle e per questo devo ringraziare lui. Mi ha concesso il tempo di crescere ed è così che sono diventato il miglior giocatore che aspiravo ad essere e la persona che sono oggi"
Tra i tanti episodi, Ince ne ricorda uno in particolare: "Una volta giocammo al Carrow Road contro il Norwich, una delle nostre rivali al titolo in quel momento. Vincemmo facilmente 3-0 e a fine partita eravamo tutti nello spogliatoio a festeggiare, ma Ferguson era furioso. «Mister, qual è il problema? Abbiamo vinto» chiesi a Sir Alex, ma lui mi rispose urlando: "Paul, tu non sei Maradona! Devi prendere la palla e passarla ai migliori giocatori".
Non ci parlammo per due settimane, nemmeno un 'buongiorno'. Durante una partita di calcio tennis poi, lui faceva l'arbitro e mi disse che avevo tirato la palla fuori. Lo fece intenzionalmente, per caricarmi. Poi si risolve a me e aggiunse: «Ince, non scherzare con il tuo capo». Io iniziai a ridere e tutto fu perdonato. Stava cercando di insegnarmi a non lasciare che il mio ego diventasse troppo grande. Si preoccupava per noi come se fossimo suoi figli o parte della sua famiglia. Ricordo anche che, durante i primi giorni, mi chiese se avevo una ragazza. Quando gli risposi di sì rimase molto contento perché era rispettoso e desiderava il meglio per noi"


MOURINHO E WENGER
Quando lo sentì la prima volta autodefinirsi «special one» il pensiero non fu simpatico: "Che fottuto giovane bastardo. Una voce dentro mi diceva però che era bravo, furbo e intelligente". 
Oltre che pragmatico: "La sua preoccupazione è che il team che allena non perda. Il gioco è secondario. È il punto d’inizio della sua filosofia". Ha vinto ovunque.
Riguardo Wenger: "Guerra psicologica con lui? Qualche volta ho usato la tecnica del mind games apposta, interferivo volutamente nei suoi affari calcistici sapendo che l’avrebbe vissuta come una scorreria insopportabile". 
Serve anche questo per mettere a nudo le debolezze dell’avversario.


LE 8 REGOLE PER AVERE SUCCESSO: FERGUSON'S FORMULA
1) Investi sui giovani: questa è la differenza tra costruire una squadra e costruire un club

Il primo pensiero di chi ricopre ruoli di responsabilità è raggiungere successi immediati, per questo acquista giocatori di esperienza, o si affida ad architetti affermati, dipendenti rodati: la società è schiava dei risultati. Sono sufficienti pochi risultati negativi per essere licenziato. Vincere subito è un successo sul breve periodo, ma solo costruire un team porta stabilità. Tale approccio supera il rapporto professionale, permettendo di creare legami, che diventano spirito di squadra.
"Il mestiere dell’allenatore, come quello dell’insegnante, è quello di motivare le persone a migliorare: tecnicamente, mentalmente, come persone, così potranno ottenere qualsiasi cosa nella loro vita"
Concedere occasioni ai giovani, non solo fa guadagnare sul lungo periodo, ma crea lealtà.

2) Osa per rinnovare, non c’è spazio per la riconoscenza

"Immaginavamo i nuovi arrivi tra tre anni, e, poi, i giocatori che avevamo già, tra tre anni. Alcuni giocatori possono mantenere standard altissimi per un lungo periodo, ma l’età conta. La cosa più difficile è lasciar andare via calciatori che sono, prima ancora, grandi persone, ma è tutto lì, sul campo: se noti una flessione, devi chiederti cosa accadrà da qui a due anni. Non può esistere riconoscenza"
Ferguson ha sempre lavorato per rinnovare: nei suoi anni all’Old Trafford ha costruito 5 diverse squadre, tutte capaci di vincere trofei.
Negli ultimi dieci anni, nei quali il Manchester United ha vinto per cinque volte la Premier League, Sir Alex ha speso meno dei suoi rivali, utilizzando la migliore strategia possibile nel management delle risorse umane: ai giovani è stato offerto tempo e ambiente ideale per avere successo, i più vecchi sono stati venduti quando erano ancora “assett di valore”, e alcuni veterani sono stati tenuti per garantire la continuità e trasmettere la mentalità vincente ai nuovi.

3) Fissa standard elevati, e sprona tutti a raggiungerli

Sir Alex parla con passione del trasmettere valori: più che migliorare dal punto di vista tecnico, vuole motivare a far meglio e a non arrendersi mai.

"Tutto quello che ho fatto è stato mantenere gli standard fissati. Non ho mai permesso una cattiva sessione di allenamento: quello che si vede lì, si riflette nel campo di gioco. Intensità, concentrazione, velocità, alti livelli di performance"

Il manager deve pretendere di più dalle star, devono dimostrare di esserlo: sono preparati a lavorare più duramente, ecco perché sono i più validi. Un grande ego non è un problema come la gente potrebbe pensare: chi ne è dotato deve vincere perché solo questo lo appaga.

4) Mai, mai, cedere il controllo

Non si può perdere il controllo, non quando ci si rapporta con un gruppo di persone al top nella propria professione. Se qualcuno di loro vuole ottenere più spazio, bisogna affrontarlo. Una parte importante nel mantenere la propria autorevolezza è rispondere con forza quando qualcuno la mette in dubbio: chi crea problemi viene multato; chi crea problemi che possono minare le performance degli altri, viene cacciato, fosse pure il migliore al mondo. Rispondere con forza è necessario, ma non sufficiente, rispondere velocemente, è altrettanto importante, per mantenere saldo il controllo.
Così fece Ferguson quando Roy Keane, storico capitano, ha criticato i propri compagni, così fece l’anno seguente con Van Nisterlooy, il bomber della squadra, non appena ha iniziato a creare problemi nello spogliatoio.
Mantenere la disciplina non serve a provare la propria forza, ma a mantenere il controllo, e, quando le situazioni lo richiedono, bisogna saper essere autoritari.

5) Adatta il messaggio al momento, la comunicazione è importante

Quando è il momento di comunicare le decisioni, Ferguson, forse sorprendentemente per un manager con la reputazione di rude ed esigente, adatta le sue parole alla situazione. Se deve comunicare ad un giocatore che si aspetta di giocare dall’inizio che non sarà in campo, lo fa privatamente: "Potrei sbagliarmi, ma credo che questa sia la soluzione migliore per il team, oggi". 
Cioè prova sempre a non demoralizzarlo, dicendo che si tratta solo di una scelta tattica, e che arriveranno occasioni più importanti. Durante gli allenamenti enfatizza gli aspetti positivi, nonostante i media raccontino spesso delle sue sfuriate negli intervalli.
Poche persone migliorano con le critiche, la maggior parte migliora con gli incoraggiamenti.
Allo stesso tempo, bisogna evidenziare gli errori, quando non si raggiungono le aspettative: in quel momento, le critiche diventano importanti.
Essere troppo morbidi nel linguaggio, verbale e non, non fa raggiungere gli obiettivi: è necessario incutere timore.

"Prima della partita mi piace fare riferimento ai valori della working-class; non tutti provengono da lì, ma i loro padri, o i loro nonni, sì. È utile ricordare ai giocatori quanta strada hanno fatto. Dico loro che impegnarsi e far bene il proprio lavoro è importante: sembra colpisca il loro orgoglio"

6) Prepara a vincere

Ogni situazione possibile deve essere studiata e le contromosse preparate in anticipo: il metodo è più importante del coraggio della disperazione.
Le statistiche dimostrano che lo United è la squadra inglese che ha ottenuto più vittorie negli ultimi 15 minuti. Gli intervalli di fuoco e le giuste sostituzioni sono importanti, ma non riescono a spiegare tutto.
Spesso gli allenatori mandano avanti i propri giocatori negli ultimi minuti, Ferguson, no. Lui prepara a vincere: negli allenamenti spiega cosa fare se serve un goal in 10, 5, o 2 minuti. Non c’è bisogno di urlare quel messaggio; la perseveranza, il non mollare mai è nel DNA del team, è stato costruito col tempo, con l’esempio, instillato giorno per giorno.

Andy Cole: "Se perdi e Sir Alex crede tu abbia dato il massimo, non è un problema; ma se perdi stando in campo molle, allora stai attento alle tue orecchie!"

7) Fai affidamento sul potere dell’osservazione

Quando ha iniziato ad allenare, Ferguson era un accentratore, non lasciava spazio al proprio staff. Crescendo, ha delegato in misura sempre maggiore gli allenamenti agli assistenti, non rinunciando mai ad essere presente e ad osservare.
Ciò che importa, nel delegare, è fidarsi dei propri collaboratori e lasciar loro fare il proprio mestiere. È diverso dal perdere il controllo: supervisionare e decidere, questi punti rimangono fermi; ciò che cresce, è la capacità di valutare, si arrivano a notare cambiamenti psicologici che influiscono sul rendimento, e questo aiuta a conoscere meglio le persone con cui si è a contatto.

8) Non smettere mai di adattarti

Adattarsi ai cambiamenti non è mai facile, e lo è ancora meno quando si è al top per molto tempo.
Intuire, prima dei competitor, gli effetti positivi di metodi ed approcci nuovi, utilizzare professionalità di altri campi, se queste possono servire a migliorare le performance.
Già negli anni ’90 Ferguson ha fatto ricorso a un team di scienziati dello sport, e, seguendo le loro indicazioni ha somministrato vitamina D ai propri giocatori, per sopperire alla mancanza di sole di Manchester, o, ancora, ha utilizzato sensori GPS per analizzare le performance a venti minuti dalla fine dell’allenamento. Insegnanti di yoga, chirurghi per le piccole operazioni, optometristi: tutto ciò che poteva servire al team, è stato utilizzato senza timore, aprendosi al "nuovo".
Bisogna vincere, non esistono altre opzioni, e, per vincere, si devono testare tutti i mezzi che permettono di migliorare. Continuare a lavorare duro, considerare ogni traguardo come il primo, garantirsi sempre più chance per quello successivo, questo è il metodo dei manager, di quelli di successo almeno.
Per avere successo entrano in gioco molte variabili che un osservatore disattento può considerare secondarie, ma, che, insieme, fanno la differenza tra una storia di successo, e il fallimento.


CITAZIONI E FRASI CELEBRI
-"La mia più grande sfida non è quello che sta succedendo in questo momento, ma è stata far scendere il Liverpool dal loro fottuto piedistallo"

-"Becks non è mai stato un problema finché non si è sposato"

-"Roy Keane mi ricorda Bryan Robson, ma non sa controllare i tackle come Robson, che riusciva a farla franca anche con le entrate assassine, senza rimediare un cartellino giallo. Robson sapeva andarci piano, prima che arrivasse l'ammonizione. Roy non molla, e si becca il cartellino. E mi va bene così, non deve cambiare il suo gioco"

-"[Sul Manchester City Football Club] Un piccolo club, con una mentalità ristretta. Tutto ciò di cui possono parlare riguarda il Manchester United, non possono farne a meno"

-[Dopo la vittoria dell'ultimo titolo] Guardatemi, oggi mi sento 10 anni più giovane... queste pastiglie sono ottime!"

-"Non c'è nessun tipo di accordo tra noi e il Real Madrid per Cristiano Ronaldo. Pensate che io possa trattare con quella mafia? Assolutamente no"

"La pensione è per i giovani, non per i vecchi. I giovani possono trovare nuovi interessi. Quando sei vecchio e sei stato nel giro per il tempo che ci sono stato io, se dovessi scendere, dove pensa me ne potrei andare? Sotto terra. Mi creda. La pensione è per i giovani. Se invecchi, non ci andare in pensione"

-[Sul primo faccia a faccia con José Mourinho] Durante il post-gara mi chiamava "boss" o "big man", ma sarei stato più contento se i suoi saluti fossero stati accompagnati da un buon vino. Mi ha portato dell'aceto!"

-"Ho dovuto sollevare il morale dei giocatori. Non dovrebbero mai arrendersi. Gliel'ho detto tutto il tempo: "Se ti arrendi una volta, ti arrenderai due volte"

-"Una volta che dici addio alla disciplina dici addio al successo"

-"Non ho mai giocato per un pareggio in vita mia"

-"C'è una ragione per cui Dio ci ha dato due orecchie, due occhi e una bocca. È così che puoi ascoltare e guardare il doppio di quanto parli. Ascoltare non ti costa nulla"

-"L'esperienza della sconfitta, o più precisamente il modo in cui un leader reagisce ad essa, è una parte essenziale di ciò che ti rende un vincitore"

-"Quando ero perso nei miei pensieri, Cathy mi diceva sempre: 'Non mi stai ascoltando'. Aveva ragione"

-"Non avrei mai potuto guidare l' Inghilterra. Puoi immaginare che io lo faccia? Uno scozzese? Ho sempre scherzato sul fatto che avrei preso il ruolo facendoli diventare la 150esima nazionale al mondo, con la Scozia 149esima"

-"I giovani riusciranno sempre a raggiungere l'impossibile, sia sul campo di calcio che all'interno di un'azienda o di un'altra grande organizzazione. Se dirigessi un'azienda, vorrei sempre ascoltare i pensieri dei suoi giovani più talentuosi, perché sono le persone più in contatto con la realtà di oggi e le prospettive per il futuro"

-"L'elemento umano ti dice che un arbitro può sbagliare. Ma i buoni prenderanno le decisioni corrette il più delle volte. Quelli che sbagliano non sono necessariamente cattivi arbitri. Manca loro solo quel talento per fare le chiamate giuste in un breve lasso di tempo"

-[Riferito al Manchester City]
"Può capitare di avere dei vicini rumorosi, non puoi farci niente: saranno per sempre rumorosi. Bisogna andare avanti con la propria vita, alzando il volume della TV"

-[Su Gary Neville] "Fosse stato una spanna più alto, sarebbe stato il miglior terzino della Gran Bretagna. Suo padre era alto 1 metro e 88? Io controllerei il lattaio"

-[Prima di Real Madrid-Manchester United, gara valida per l'andata degli ottavi di finale della Champions League 2012-2013] Sarà uno spettacolo fantastico. Si affrontano due dei club più grandi del mondo, questa partita è meglio anche di Manchester Utd-Barcellona. Per il blasone e la storia di entrambe le squadre non esiste una partita più importante e affascinante in Champions"

-"Molto spesso le nostre vittorie sono arrivate negli ultimi minuti, dopo aver prosciugato la vita dei nostri avversari. Le partite, come la vita, sono incentrate sull'attesa delle possibilità e poi su di esse"

-"Perdere è un potente strumento di crescita finché non diventi un'abitudine"

-"Non ho mai avuto problemi a raggiungere una decisione basata su informazioni imperfette. Questo è solo il modo in cui il mondo funziona "

-"Se sei un ragazzo che ha appena compiuto 10 anni, il tuo prossimo compleanno sembrerà un'eternità. Questo perché l'anno che si allunga supera il 10 % del tempo in cui sei stato sulla terra. È una sensazione diversa quando compi 50 anni, perché la distanza dal tuo 51 ° compleanno è pari a solo il 2% del tempo in cui sei stato vivo. Man mano che invecchi e hai più esperienza, inizi a pensare a come passare il tempo"

-"Guardare gli altri, ascoltare i loro consigli e leggere le persone sono tre delle cose migliori che abbia mai fatto"

-"Esiste un numero di criteri soggettivi e oggettivi che utilizzo come metodo per classificare i giocatori. Quelli soggettivi includono la loro abilità con entrambi i piedi; il loro senso dell'equilibrio; la maniera disciplinata in cui si prendono cura della loro forma fisica; il loro atteggiamento nei confronti della squadra; la coerenza mostrata in partita in più stagioni; la loro padronanza dimostrata in diverse posizioni; e il modo in cui aggiungono fascino a qualsiasi squadra per la quale giocano. Gli obiettivi che è impossibile contestare sono: il numero di goal che hanno segnato; le partita che hanno giocato nelle migliori squadre di club del mondo; il numero di medaglie di campionato e coppe che hanno vinto e le loro apparizioni in Coppa del Mondo. Quando si utilizza questo tipo di approccio di misurazione, diventa molto più facile definire i livelli più alti delle prestazioni"

-"Abbiamo avuto un virus che ha infettato tutti allo United. Si chiamava vincere"

-"In questi giorni la copertura televisiva è inzuppata con percentuali di possesso palla, assist, tiri in porta. E di magari che cosa il vostro cane ha avuto per il pranzo della Domenica di Pasqua, dieci anni fa"

-"Le origini non dovrebbero mai essere un ostacolo al successo. Un inizio modesto nella vita può essere un aiuto più che un ostacolo"

-"Una parte della ricerca dell'eccellenza comporta l'eliminazione del maggior numero di sorprese possibili perché la vita è piena di imprevisti"

-"Non ho mai capito perché i giocatori vogliono avere i capelli lunghi quando si allenano cercando di essere il più in forma e veloci possibile. Qualunque cosa, anche qualche ciocca di capelli in più, non sembra una buona cosa. Ho avuto il mio primo problema con un giocatore su questo argomento quando Karel Poborský è arrivato a Manchester dallo Slavia Praga nel 1996, con l'intenzione di giocare per i Led Zeppelin piuttosto che per lo United. Sono riuscito a convincerlo a tagliare i capelli ma, anche così, erano sempre troppo lunghi per i miei gusti. C'erano altri giocatori che indossavano collane con croci che sembravano più pesanti di quelle che i pellegrini portano in Via Dolorosa a Gerusalemme. Ho bandito anche tutto ciò. Però, non c'era molto che potessi fare con i tatuaggi dato che era difficile, anche per me, sostenere che aggiungevano peso. Eric Cantona ha iniziato questa particolare mania quando è arrivato una mattina con la testa di un capo indiano americano stampato sul suo petto sinistro. Dal momento che Eric è stato venerato dai suoi compagni di squadra, molti altri giocatori hanno seguito l'esempio. Sono sempre stato colpito dal fatto che Cristiano Ronaldo non ha mai scelto di sfigurare il suo corpo"

-"Ho posto la disciplina sopra ogni altra cosa e potrebbe esserci costata diversi titoli. Se dovessi tornare indietro, farei esattamente la stessa cosa, perché una volta salutata la disciplina, saluti il ​​successo e crei il terreno per l'anarchia"

-"Impari più dalle sconfitte che dalle vittorie"

-"L'aspetto più importante del nostro sistema era la formazione. Qualunque cosa accada in un sabato pomeriggio è già avvenuta sul campo di allenamento"

-"Se hai bisogno di una persona per cambiare il tuo destino, allora non hai costruito un'organizzazione molto solida"

-"L'inesorabile perseveranza di questi uomini è stata eguagliata da alcuni giocatori sul campo. Per tre dei quali ho sviluppato grande ammirazione e sono stati Tony Adams dell'Arsenal, Gianfranco Zola quando ha giocato per il Chelsea e Jamie Carragher del Liverpool. Ho sempre pensato che Adams fosse un giocatore dello United con la maglia sbagliata. L'alcol ha rovinato le carriere e le vite di molti calciatori, e allo United il triste retaggio di George Best sarà sempre presente nei nostri ricordi collettivi, quindi il coraggioso confronto di Tony con i suoi demoni alla fine degli anni '90 è stato di per sé straordinario"

-"Per me essere un leader significa una combinazione di volontà, lavoro duro, forza d'animo emotiva, enormi poteri di concentrazione e un rifiuto di ammettere la sconfitta"

-"Ho sempre pensato che i nostri trionfi rappresentassero l'applicazione coerente della disciplina"

-"Una mosca domestica ha un'aspettativa di vita più lunga rispetto al manager di una squadra della Premier League"

-"Un leader che arriva in un nuovo ambiente, o eredita un ruolo importante, o ha bisogno di frenare l'impulso di mostrare la sua virilità"

-"Quando gestisci un'organizzazione, devi guardare il più lontano possibile"

-"Finché non critichi i giocatori in pubblico, ammonire la squadra va bene, non è un problema. Tutti possiamo condividere la colpa: il manager, il suo staff, i giocatori. Espressa correttamente, la critica può essere un'accettazione della responsabilità collettiva"

-"Un segno distintivo di un leader è la sua volontà di condividere informazioni"

-"Peter Schmeichel, Paul Ince, Bryan Robson, Roy Keane, Mark Hughes ed Eric Cantona avrebbero potuto iniziare una rissa anche in una casa vuota"

-"I migliori leader tendono ad essere missionari piuttosto che mercenari"

-"Il modo per vincere le battaglie, guerre e partite è attaccando"

mercoledì 1 agosto 2018

L'Effetto Carnoustie, Van De Velde e Il British Open (Golf)

L'effetto Carnoustie è definito come "quello stato di shock mentale e psichico sperimentato affrontando la realtà, da parte di coloro le cui aspettative sono basate su false ipotesi"

Carnoustie è una piccola cittadina scozzese sita sul mare, nota più per l'Open Championship (British Open) che ogni tanto torna a fargli visita che altro.
Questo percorso è conosciuto (soprattutto negli USA) come Car-nasty per le sue difficoltà (derivanti non solo dal percorso ma anche dal clima).
Dal punto di vista meteo, i problemi derivano principalmente dal forte vento.
Per il resto si aggiungono: fiumi, fairway stretti, heavy rough e profondi bunker (tipici dei percorsi scozzesi).
Il termine "effetto Carnoustie" risale all'Open del 1999, quando i migliori giocatori del mondo (abituati a giocare su percorsi curati e relativamente senza vento), erano frustrati dalle inaspettate difficoltà del percorso Carnoustie (difficoltà aggravate anche dal tempo).
Il diciannovenne spagnolo Sergio García di Spagna chiuse con 89 e 83 nei primi due turni, correndo a piangere direttamente tra le braccia della mamma.
L'Open Championship del 1999 è ricordato soprattutto per il crollo del golfista francese Jean Van de Velde, che aveva bisogno solo di un doppio bogey six sulla buca 72 per vincere l'Open (tre colpi di vantaggio sugli inseguitori).
Ma alla 18 (chiamata in modo beffardo "home", lunga 406 metri e bagnata dal fiume Barry Burn che taglia la buca due volte prima di ricomparire davanti al green) sbaglia clamorosamente la scelta del bastone (il drive al posto di un prudente ferro 3) e inaugura una serie sciagurata di tiri: rough alto vicino alle tribune, acqua, bunker.
Inizialmente spara col drive sorpassando il fairway e arrivando a pochi metri dall’acqua solo grazie al rough (erba alta) che frena in modo deciso la pallina che giungeva a gran velocità.
Dopo il rischio scampato, il francese prende dalla sacca il ferro e spara uno slice che sbatte in tribuna e poi rimbalza nell’erba alta (heavy rough).
Col terzo tiro, la pallina annega miseramente nel basso ostacolo d’acqua a pochi metri dall’ingresso.
Ora cosa fare? Rimettere la palla in gioco fuori dall'ostacolo con un colpo di penalità o giocare la palla in acqua?
Noncurante dei milioni di spettatori increduli in tribuna e davanti alla TV che si prendono gioco di lui, si toglie scarpe e calzini, tira su i pantaloni e con il volto stravolto rimane per 10 minuti buoni a studiare come colpire la pallina sott’acqua.

Michael Collins (ESPN): "Quando l’ho visto togliersi scarpe e calzini, arrotolarsi i pantaloni e scendere nel ruscello per provare a colpire direttamente da lì, ho pensato: mio Dio, qualcuno lo fermi. E’ impazzito!"

La scena entra di diritto nella storia del Golf (e non solo) ed è seguita da un epilogo drammatico.
Accortosi della follia, decide di ritornare sui suoi passi e droppare prima dell’ostacolo, tira e finisce in bunker!
Qui tocca finalmente anche al suo collega che, beffa delle beffe, imbuca direttamente dal bunker stesso!
Il francese imitandolo potrebbe evitare lo spareggio, invece termina in sette colpi comunque con un buon putt: finisce in parità quindi spareggio.
Sotto gli occhi increduli di migliaia di fan (tra cui la moglie Brigitte), Van De Velde chiuderà in seguito con un triplo bogey, consegnando di fatto la vittoria all’idolo di casa, lo scozzese Paul Lawrie.
In pochi minuti, il francese ha visto sfumare trionfo e carriera.
Del resto, lo ha sempre detto anche Jack Nicklaus: "Niente come Carnoustie ha la capacità di infrangere tutti i tuoi sogni".
Per l'ottava volta nella sua storia, nel 2018, il British Open torna proprio su questo percorso.

giovedì 26 luglio 2018

Cosa Sono e Come Si Formano I Ventagli Nel Ciclismo

Spesso nel Ciclismo si sente parlare di "ventagli" ma più precisamente di cosa si tratta?
Si tratta di uno degli attacchi più spettacolari di squadra (di solito) e non.
Capita soprattutto nelle tappe di pianura, vicino alla costa, inutile dire che sono molto pericolosi e si possono perdere minuti su minuti.
I ventagli si possono formare su lunghe strade dritte, larghe, poco riparate (da alberi e costruzioni) e se c'è forte vento laterale.
Cioè forte vento che soffia di traverso, diciamo dalla spalla al gluteo del lato opposto.
Il vento, infatti, è uno dei nemici più pericolosi dei ciclisti, ma i più esperti sanno trasformarlo in alleato.
I ventagli sono utili per chi vuole provare a crearne distacco in classifica.
Generalmente nelle tappe di pianura se c'è vento frontale il gruppo sta in fila indiana e ci si dà i cambi in testa: il corridore di testa esposto al vento fa più fatica, a ruota invece si spendono meno energie (proprio perchè si prende meno vento).
L'entità del risparmio energetico dipende sia dalla distanza dalla ruota posteriore del ciclista che ci sta davanti, sia dal numero e dalla disposizione dei ciclisti che ci precedono.
Riuscire a mantenere una distanza inferiore ai 50 cm da chi ci pedala davanti, è un ottimo sistema per risparmiare energie.
Se la distanza da una ruota all'altra è circa 1 metro si farà dal 25 al 30% di fatica in meno.
Meno di 1 metro oltre il 30%, meno di 50 cm il 35%, invece in gruppo (ruote praticamente attaccate, cioè poco oltre una decina di cm) si risparmia il 50% di energia.
E' ovvio però che diminuendo la velocità, decresce la resistenza dell'aria e quindi anche il risparmio di stare a ruota perde di importanza (ecco perchè in salita è meno importante stare a ruota): si va dal 7% (10 km/h) ad oltre il 30% (50 km/h).


VENTAGLI
Quando la strada è dritta e il vento soffia di traverso, il gruppo deve invece disporsi nella stessa direzione del vento; così chi è davanti prende aria, ma dietro si è coperti da quelli che precedono e si ha tempo per recuperare le energie.
Come si può creare, appunto, un ventaglio?
Il ventaglio è proprio la forma che prende il gruppo quando non si sta più in fila indiana ma ci si sovrappone lateralmente (coprendo tutta la strada) per contrastare il vento.
Ma il limite di questa disposizione è la larghezza della strada.
Una volta riempita tutta la larghezza della strada a disposizione, se c'è un'accelerazione e il gruppo si spezza, dietro si è costretti a disporsi in fila indiana ma si fa fatica, perché non si è più al coperto.
Sostanzialmente chi è avanti si butta sul lato della strada meno esposto alle raffiche di vento e accelera creandosi un vantaggio aerodinamico: così chi è dietro resta esposto.
Spezzato il gruppo, si viene a formare un ventaglio più piccolo in testa, ma per far ciò è necessario che tutti i corridori davanti siano d’accordo (tipicamente della stessa squadra); il ventaglio di testa ripropone, in miniatura, tutte le condizioni che funzionavano prima che il gruppo si spezzasse, quindi chi è “dentro” si divide la fatica mentre chi insegue spende il doppio.
In questa fase l’ultimo del ventaglio deve giocare un ruolo di gatekeeper, non lasciando a chi insegue la possibilità di entrare nel ventaglio: davanti ci si aiuta, dietro continua a essere una lotta tutti contro tutti per cercare di rientrare (quasi impossibile, se non c'è organizzazione).
Quando gli inseguitori non ne hanno più, il chiudi-fila accelera e si inserisce nella rotazione dei cambi.
Gli inseguitori appurato che non è possibile rientrare sono costretti ad aprire un altro ventaglio staccandosi, di fatto, dai primi (in quanto deve portarsi dall'altro lato della strada, cercando di aprire un'altra fila).
Si è formato quindi un buco e il plotone è spezzato.


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domenica 22 luglio 2018

Storie Di Bandiere Nere Negli Sport Motoristici (F1 e Moto)

La bandiera nera negli sport a motori (Formula 1, MotoGP, etc) è sempre un traguardo poco nobile da raggiungere.
Essa è sempre accompagnata da un cartello con il numero di gara di una vettura, e ordina al pilota con il numero indicato di ritornare ai box entro il giro seguente perchè è stato squalificato dalla corsa.
Si tratta di infrazioni gravi del regolamento.
La penalità del drive-through introdotta nel 2002, richiede al pilota di entrare nella pit-lane, viaggiare dentro la corsia ovviamente a velocità limitata, e uscire senza fermarsi ai box.
La penalità dello stop and go, introdotta nel 2014 consiste nel non svolgere operazioni sulla monoposto da parte dei meccanici, al rientro ai box del pilota, prima dello scadere di cinque secondi (o 10 dal 2015).
In realtà lo stop and go classico è usato da molto più tempo, esso consiste in un pit stop forzato di 10 secondi durante il quale non si può fare alcuna operazione sull'auto, accensione del motore esclusa se esso si spegne.
Per il drive through e il "vecchio" stop and go in pilota ha tre giri di tempo per scontare la punizione ricevuta; se non rientra nella pit-lane entro i tre giri, riceve la bandiera nera.
L'uso della bandiera nera prevede la squalifica del pilota (ma anche di entrambi i piloti se l'irregolarità viene dal team) dalla gara.
Inoltre ogni pilota, oltre alla squalifica dalla gara, rischia anche multe ed altre esclusioni dalle gare successive (a seconda della gravità della penalità):
La punizione più estrema è la totale esclusione dal campionato, per un pilota, entrambi o tutta la scuderia.
Dal 2014, inoltre, è stata varata la proposta di assegnare penalità a punti ai piloti che commettono scorrettezze.
Chi totalizzerà 12 punti, salterà il GP seguente.

3 a chi supera di 20 km/h il limite di velocità in corsia box
3 a chi è responsabile di una collisione pericolosa
3 a chi ignora la bandiera nera
2 a chi supera tra i 10-20 km(h il limite di velocità in corsia box
2 a chi è responsabile di una collisione
2 a chi non rispetta la velocità con bandiere gialle o rosse
2 a chi ignora le bandiere blu
2 a chi supera la safety-car
2 o 1 a chi costringe fuori pista un rivale
2 o 1 a chi blocca un pilota che lo segue

Sono tante le bandiere nere comminate ai piloti: da Michael Schumacher e Felipe Massa (entrato nella pit lane senza rispettare il semaforo rosso), passando per Lewis Hamilton.
Era il 2006 ed il pilota di Stevenage correva in GP2 ad Imola.
Allora sorpassò la safety car, quando era al comando della gara.
La Commissione gara decise di penalizzarlo con un bandiera nera!
Nel 1989 Nigel Mansell, nel GP di Portogallo, arriva leggermente lungo durante un pit-stop e decide di rimediare andando in retromarcia. I commissari gli mostrano la bandiera nera (ignorata dal pilota) perché la manovra è vietata.
Schumacher prese una bandiera nera al Gran Premio di Gran Bretagna (Silverstone) nel 1994: ignorò uno stop and go (per aver sorpassato più volte Damon Hill nel giro di ricognizione) e a seguito gli venne esposta la bandiera nera.
Malgrado la bandiera nera, continuò la gara e in seguito venne estromesso dalla classifica e squalificato per due gare.
Nel corso di quella stagione, più volte la Benetton di Schumacher (poi campione del mondo) fu accusata di montare un’elettronica irregolare, ma le indagini FIA non riuscirono mai a dimostrarlo.
L’unico sistema che la Federazione riuscì a scoprire sulla B194 fu una valvola che permetteva un rifornimento più rapido in seguito al celebre pit stop di Hockenheim, quando lo stesso Verstappen rimase intrappolato tra le fiamme durante un rifornimento di carburante. La Benetton in quella circostanza riuscì ad evitare sanzioni ma più di una volta dovette pagare multe per illeciti.
A livello di moto, si ricordi la bandiera nera inflitta a Max Biaggi nel 1998.
Al Montmelò, nei primi giri Max Biaggi e Alex Barros si superarono a vicenda in una curva dove sventolavano le bandiere gialle, poco visibili, e ancora presenti dopo un giro dalla caduta di Fujirame, Bayle e Criville.
Gli ispettori decisero di penalizzare con un drive-throug sia Barros che Biaggi: il brasiliano si fermò entro i tre giri previsti, Biaggi ignorò le sanzioni e continuò nonostante alcuni giri dopo gli fosse sventolata davanti la bandiera nera.
Verrà poi squalificato a fine gara.
Nel 2013 Marc Marquez non rientrò ai box nella “finestra” indicata dalla direzione gara (i piloti non potevano percorrere più di 10 giri con lo stesso pneumatico) e prese quindi la bandiera nera.


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mercoledì 18 luglio 2018

I Minnesota Viking e La Ferocia Dei "Purple People Eaters" (NFL)

"Meet at the quarterback"

Storicamente i Minnesota Vikings, in NFL, sono sempre stati una franchigia che ha puntato tutto sulla fase difensiva.
Questa nomea risale agli anni 70, in particolare nel 1969 i Vikings seppero riprendersi da una sconfitta esterna per un solo punto, all’esordio contro i Giants, vincendo le 12 gare successive, e finendo per aggiudicarsi il secondo titolo divisionale di fila con un eccellente 12-2.
A trascinare la squadra fu un pacchetto difensivo assolutamente feroce ed aggressivo, soprannominato “The Purple People Eaters”, che concesse agli attacchi avversari la miseria di 133 punti in stagione.
Il tutto era dovuto alla particolare abilità dei difensori nel placcare gli avversari (in particolar modo erano specializzati nel mettere a segno sack sui quarterback): si trattava di veri e propri "cacciatori di sack".


THE PURPLE PEOPLE EATERS
Si trattava del leader (e MVP 1971) Alan Page (defensive tackle), Carl Eller (defensive end), Jim Marshall (defensive end) e Gary Larsen (defensive tackle).
Quest'ultimo poi a metà anni 70 fu sostituito da Doug Southerland.
Unico front four di una defensive line con tutti i suoi 4 membri ad esser convocati in una singola edizione del Pro Bowl (1969).
Primo front four a guidare le classifiche NFL in yard concesse su corsa, su passaggio e totali in una singola stagione, stabilito nel 1975.
447.5 sack messi a segno in totale.
Nel 1968 in un match contro i Green Bay Packers, con temperatura prossima allo zero e neve ai bordi del campo, a dominare è Carl Eller.
Il defensive end infatti blocca un tentativo di field goal da 25 yard da parte di Mike Mercer quando mancavano 10'42" al termine del match, recupera un fumble e mette a segno ben 3 sack sul quarterback dei Packers, Bart Starr.
In un match del Giorno del ringraziamento nel 1969 contro i Detroit Lions, Jim Marshall ed Alan Page diedero vita ad una delle giocate più memorabili nella storia della NFL.
Il match sta volgendo al termine ed i Vikings, sotto una tempesta di neve, conducono nel quarto quarto per 17-0, Marshall effettua l'unico suo intercetto in carriera e corre per 30 yard, quando poi a causa di un tackle si vede costretto ad effettuare, senza neanche guardare, un passaggio laterale verso Page che corre a sua volta per ulteriori 15 yard prima di mettere a segno il touchdown del temporaneo 23-0 (la partita terminerà infine 27-0 per i Vikings).
Nel primo incontro dei playoff 1969, i padroni di casa si trovavano sotto per 17-7 contro i Los Angeles Rams all’intervallo.
Ad inizio partita, il quarterback dei Rams, Roman Gabriel, viene intercettato da Eller che si invola verso la end zone correndo per 40 yard ma il gioco viene fermato per un controverso fuorigioco fischiato ad Alan Page.
Più tardi nel quarto quarto, la difesa dei Vikings si trova nella condizione di difendere a tutti i costi l'esiguo vantaggio di un punto sui Rams ma Eller si rende di nuovo protagonista sul quarterback dei Rams, quando a 7'49" dal termine del match effettua un tackle su Gabriel dietro la goal line mettendo a segno un safety che consente ai Vikings di incrementare il vantaggio a 3 punti sui californiani.
La partita è chiusa da Page che intercetta un passaggio di Gabriel.
Finirà 23-20.
Una settimana più tardi, nell’ultima finalissima NFL prima della fusione con la AFL, i Vikings dominarono in lungo e in largo contro i Cleveland Browns, concedendo loro un solo ed ormai inutile TD nell’ultimo quarto, finendo per imporsi per 27-7.
Nonostante li avesse condotti al Super Bowl, i Vikings cedettero il loro QB Joe Kapp prima dell’inizio della stagione 1970.
Il suo sostituto, Gary Cuozzo, lanciò soli 7 TD passes.
Tuttavia, la difesa fu ancora dominante: concedendo soli 143 punti agli avversari, permise ai Vikings di aggiudicarsi il titolo della NFC Central, grazie ad un impressionante 12-2.
Si ricordi ad esempio la partita stagionale contro i Kansas City Chiefs in trasferta al Metropolitan.
La difesa concede solo 63 yard corse agli avversari, un solo touchdown in tutta la partita ed è protagonista della più bella giocata del match.
Nel secondo quarto, Jim Marshall recupera un fumble e non appena subisce un tackle effettua un passaggio laterale per il linebacker Roy Winston, che con una corsa da 38 yard mette a segno il primo touchdown della partita.
La stagione comunque finì con una sconfitta per 17-10 rimediata per mano dei San Francisco 49ers.
Nel 1971, i “Purple People Eaters” continuarono a mangiare gli attacchi avversari, concedendo loro soli 139 punti; i Vikings si assicurarono così il quarto titolo divisionale consecutivo, con un record di 11-3.
Ad esempio l' 11 dicembre 1971, i Lions sono in trasferta al Metropolitan dove è in programma la settimana 13.
Page, nel primo quarto effettua un sack sul quarterback di Detroit, Greg Landry, nel secondo mette a segno un tackle sul runningback Altie Taylor, infine, quando mancano ancora 13'11" da giocare e la partita è oramai entrata nel quarto quarto, porta il punteggio sul 19-10 bloccando un punt fuori dalla end zone e mettendo così a segno un safety.
La difesa anche quella stagione quindi dovette fare gli straordinari, dato che l’attacco, guidato da Gary Cuozzo, si mostrò ancora una volta poco incisivo, realizzando la miseria di 245 punti.
Fu in seguito alla sconfitta interna per 20-12 contro i Dallas Cowboys nel Divisional Playoffs che i Vikings decisero di riprendersi Fran Tarkenton dai New York Giants, scambiandolo con un paio di scelte al draft.
La stagione 1972, nonostante le 2.651 yard lanciate da Tarkenton, vide i Vikings chiudere con un deludente 7-7.
Nel 1973, con l’arrivo del RB Chuck Foreman l’attacco dei Vikings finalmente si svegliò; i Vikings si ripresero dalla pessima annata precedente vincendo le prime 9 gare, e finendo poi per aggiudicarsi il titolo divisionale con un record di 12-2 .
Nel Divisional Playoff, i Vikings piegarono per 27-20 i Washington Redskins in una sfida davvero emozionante al Metropolitan Stadium.
Nel Championship NFC, disputatosi a Dallas contro i Cowboys, la difesa dei Vikings non lasciò scampo ai padroni di casa, battuti per 27-10.
Con questa vittoria, i Vikings staccarono il biglietto per il Super Bowl VII.
La finalissima, giocatasi a Houston, vide di fronte i Vikings affrontare i campioni uscenti: i Miami Dolphins.
Non ci sarà comunque storia: i floridiani vinceranno 24-7.
L'anno successivo va in scena la finale NFC tra Vikings e Rams.
Quando la partita è sul quarto quarto ed ancora in bilico sul 14-10, i Rams sono all'attacco con il loro quarterback James Harris che li porta sulla linea delle 45 yard dei Vikings.
A quel punto i Vikings schierano un blocco di 5 uomini per mettergli maggior pressione: la mossa si rivelerà azzeccata in quanto Harris subisce due sack per una perdita totale di 28 yard ed in uno di essi Alan Page, Jim Marshall e Bob Lurtsema sono coautori di un episodio singolare, venendo accreditati di 1/3 di sack a testa.
Sino al 1977, benché diversi giocatori cominciassero a mostrare i segni del tempo, i Vichinghi riuscirono comunque a conquistare il nono titolo divisionale in 10 anni, il quinto consecutivo, con un record di 9-5.
Ad ogni modo l'unico Super Bowl della storia di Minnesota rimarrà quello vinto nel 1969.



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venerdì 13 luglio 2018

Tutti I Record Dei Club Inglesi In Champions League



Striscia di imbattibilità in UEFA Champions League (casa e trasferta)
25 partite (Manchester United 19/09/2007–05/05/2009)
19 partite (Ajax 14/09/1994–20/03/1996), (Bayern Monaco 14/03/2001–02/04/2002)
16 partite (Manchester United 04/03/1998–29/09/1999 e 23/10/2001–23/10/2002), (Barcelona 08/03/2011–03/04/2012)


Striscia di imbattibilità esterna in UEFA Champions League
16 partite (Manchester United 19/09/2007–16/02/2010)
14 partite (Ajax 28/09/1994–19/03/1997)
11 partite (Barcellona 01/10/2008–31/03/2010), (Real Madrid 28/09/2010–27/03/2012)


Minor numero di reti subite in UEFA Champions League
L'Aston Villa nell'edizione 1981/82 ed il Milan nell'edizione 1993/94 sono le squadre vincitrici con il minor numero di reti subite in tutto il torneo (2).


Maggior numero di partite senza subire gol in UEFA Champions League
L'Arsenal nel 2006 ha stabilito il record per il maggior numero di partite consecutive senza subire gol: 10.


Maggior numero di trofei consecutivi vinti in UEFA Champions League
L'Inghilterra è la nazione che ha vinto il trofeo il maggior numero di volte consecutive (6) dal 1976/77 al 1981/82 (3 vittorie del Liverpool, 2 del Nottingham Forest, 1 dell'Aston Villa).


Unica squadra ad aver vinto più Coppe Campioni che Campionati
Il Nottingham Forest, vincitore di 2 Coppe Campioni (1978/79 e 1979/80), è l'unica squadra ad aver vinto più Coppe Campioni che Campionati (solo 1: nel 1979).
Rimanendo agli altri club inglesi:
Liverpool 5 Coppe Campioni (con 18 Campionati)
Manchester United 3 Coppe Campioni (con 20 Campionati)
Aston Villa 1 Coppa Campioni (con 7 Campionati)
Chelsea 1 Coppa Campioni (con 6 Campionati)



ALTRE STATISTICHE
Strisce di imbattibilità casalinga in UEFA Champions League
29 partite (Bayern Monaco 04/03/1998–02/04/2002)
24 partite (Arsenal 14/09/2004–15/04/2009)
23 partite (Manchester United 27/09/2005–03/11/2009)
22 partite (Barcellona 18/09/2013–12/09/2017)
21 partite (Chelsea 12/09/2006 –08/12/2009)


Record di vittorie consecutive in UEFA Champions League
10 partite (Bayern Monaco 02/04/2013–27/11/2013), (Real Madrid 23/04/2014–18/02/2015)
9 partite (Barcellona 18/09/2002–18/02/2003 e 21/10/2014–06/05/2015)
8 partite (Borussia Dortmund 04/12/1996–01/10/1997)


Record di vittorie interne consecutive in UEFA Champions League
16 partite (Bayern Monaco 17/09/2014–15/02/2017)
15 partite (Barcellona 17/09/2014–08/03/2017)
12 partite (Manchester United 13/09/2006–29/04/2008)


Record di vittorie esterne consecutive in UEFA Champions League
7 partite (Ajax 22/11/1995–19/03/1997), (Bayern Monaco 19/02/2013–19/02/2014)
6 partite (Barcellona 12/04/2011–14/02/2012), (Manchester United 15/04/2009–16/02/2010)
5 partite (Chelsea 16/09/2003– 06/04/2004), (Real Madrid 29/04/2014–18/02/2015)



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venerdì 6 luglio 2018

Under ed Over a Wrigley Field? L'Influenza Del Vento (Chicago Cubs)

I bookmakers stanno sempre attentissimi quando devono assegnare le quote di Under/Over nelle partite di Wrigley Field (ballpark dei Chicago Cubs).
Anzi alcuni bookmakers per evitare problemi non quotano proprio la giocata.
Qual è il motivo? Ovviamente il vento.
Del resto Chicago è anche conosciuta come la "Windy City" (città ventosa).
A Wrigley, dal 2005 al 2016 si segnano poco più che 8.50 R a partita in condizioni normali.
Tutto cambia quando ci sono i venti.
La differenza tra vento che soffia a favore ("wind blowing out") e contro ("wing blowing in") porta la bellezza di 3 R a partita di differenza.
Il vento a favore trasforma le fly balls in HR ma se a favore gli homers diventano long outs.
Come si può vedere, a seconda delle raffiche di vento (velocità) le Runs realizzate sono molto diverse (con addirittura anche 4 Runs di media di differenza tra vento contro e a favore con la stessa velocità).


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